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(06/12/2022 • 01:04)

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(05/12/2022 • 17:50)

Palermo, morì per chemio sbagliata: undici anni dopo i medici dovranno risarcire l'azienda sanitaria 

 

Morì per una chemio sbagliata al Policlinico di Palermo: cosa accadde? - Era il 2011 quando Valeria Lembo, mamma 34 enne di un bimbo di sette mesi, si sottopose a quel trattamento chemioterapico risultato fatale. Secondo le indagini, le fu somministrato il farmaco in dose eccessiva, 10 volte quanto previsto dai protocolli. Morì 22 giorni dopo la somministrazione

 

La Procura regionale della Corte dei conti di Palermo ha contestato, ai medici il danno erariale. L'ospedale Policlinico è stato condannato a risarcire i familiari con quasi due milioni di euro.

 

Nel 2015 per cinque tra medici e infermieri erano arrivate le condanne del processo penale. E la pena più alta fu di sette anni per omicidio colposo e falso.

(05/12/2022 • 17:20)

Napoli, assunti 200 spazzini: dodici sono laureati 

In una città con numeri record per la disoccupazione, l'assunzione partita oggi è stata una sorta di evento tanto che in prima fila c'erano molti genitori emozionati, impegnati a scattare foto e fare selfie nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, un sito monumentale che ospita importanti cerimonie pubbliche.

 

 

Per qualcuno il posto fisso rappresenta una sicurezza, per altri sogni infranti. Per altri ancora una collocazione temporanea in attesa di una successiva collocazione in una posizione consona col titolo di studio. A suggellare la solennità dell'appuntamento anche una foto collettiva con il sindaco della città nel cortile dello storico maniero.

 

I 200 assunti rappresentano la prima tranche dei vincitori del concorso - primo nella storia dell'azienda - bandito dall'Asia e dal Comune di Napoli. Gli ulteriori 300 vincitori entreranno in servizio entro il mese di aprile 2023. Dei vincitori 164 sono uomini e l'età media è di 24 anni.

 

I neo assunti saranno impiegati da subito nel centro storico patrimonio Unesco in considerazione dell'enorme flusso turistico previsto nelle festività natalizie, mentre quando entreranno in servizio le ulteriori 300 unità saranno distribuite "equamente" su tutto il territorio cittadino "per garantire decoro e spazzamento ovunque".

 

"Oggi è una giornata importante in questo percorso di rilancio e di trasformazione di Asia e soprattutto di miglioramento dell'igiene urbana in città. Per farlo siamo partiti dalle risorse umane con un grande concorso assolutamente trasparente", ha detto Manfredi.

 

Sul fronte della raccolta differenziata, ad aprile partirà il sistema del porta a porta a San Giovanni a Teduccio e pertanto da gennaio l'Asia avvierà la campagna di sensibilizzazione e d'informazione alla popolazione con anche la consegna del kit.

(05/12/2022 • 16:38)

Firenze, ottiene il ricongiungimento con i figli dopo un anno di tentativi ma muore prima di poterli incontrare 

 

La storia - La donna non vedeva i figli dal 2014, cioè da quando aveva lasciato la Costa d'Avorio alla volta dell'Italia con l'obiettivo di costruire un futuro migliore per loro. "Annik era una giovane donna ivoriana che da un po' di tempo si trovava in Italia. Una parte della famiglia si è stabilita a Perugia con il padre e il fratello; mentre lei, da sola, è venuta ad abitare a Dicomano. Annik si è impegnata molto sul lavoro perché aveva un obiettivo: ricongiungersi con i figli, Kady e Jean Loic, che si trovavano in Costa d'Avorio con il padre. Ha quindi deciso di fare il possibile per garantire un futuro migliore anche a loro. Grazie al duro lavoro, è riuscita a prendere in affitto una casa, rendendola accogliente in vista del ricongiungimento, con mobili e arredi acquistati nei negozi di usato", racconta Passiatore su Facebook. 

 

"Un anno fa, Annik ha iniziato le procedure per il ricongiungimento che, sulla carta, richiedono 120 giorni. La burocrazia però ci ha messo del suo e non è riuscita a chiudere la pratica fino a quando alcune persone, che conoscevano Annik da anni come Cinzia e Marcella, hanno deciso di prendere a cuore la sua storia. Tramite il lavoro di un avvocato, è riuscita finalmente ad avere, dopo 12 mesi, il nullaosta al ricongiungimento. Ho ascoltato il messaggio che Annik ha inviato a Cinzia all'ottenimento del nullaosta: pochi minuti che ti fanno stringere il cuore. Una gioia autentica, un sogno realizzato anche se molto, troppo, tempo dopo. Annik è morta (il 28 novembre, ndr) per un malore due settimane dopo aver ricevuto il nullaosta e muore sola, senza essere riuscita a riabbracciare i figli perché ancora in corso le procedura in ambasciata. Ho parlato con Cinzia, che ringrazio di cuore, e con i familiari di Annik. Faremo il possibile perché Kady e Jean Loic possano avere quel futuro che sua madre aveva sognato per loro", conclude il sindaco.

 

"È straziante venire a sapere che una propria assistita, di 37 anni, è morta. Annik era una donna che da oltre un anno aveva chiesto il ricongiungimento con i propri figli che vivono in Costa D'Avorio. Annik, circa due mesi fa, mi aveva chiesto di sollecitare quella pratica e finalmente l'11 novembre scorso ha ottenuto il nullaosta al ricongiungimento. Ma ora Annik non c'è più e con lei se ne va anche il sogno di ricongiungersi con i figli che non vedeva da otto lunghi anni. Perché uno stato non può impiegare oltre un anno per un ricongiungimento familiare. Perché non può essere più veloce la morte di un diritto al ricongiungimento. Di una maledetta pratica che potrebbe essere chiusa in 30 giorni, senza tanto impegno o difficoltà. E che comunque per legge non deve durare più di 120 giorni. In nome di Annik e dei suoi figli dobbiamo fare in modo che lo Stato italiano non continui a mandare alle ortiche i sogni di tante mamme che vivono di sacrifici in nome di quel loro dolce sogno di garantire ai propri figli un futuro più dignitoso di quello che hanno vissuto sulla loro pelle. Nel mio piccolo, nel nostro piccolo, non mi dimenticherò di Annik. Nelle prossime settimane, lanceremo una class action contro questa barbarie, contro i sistematici e drammatici ritardi di prefetture e ambasciate nel consentire il ricongiungimento familiare. In nome di Annik", commenta l'avvocato Gennaro Santoro, dell'associazione Antigone, che stava aiutando Annick, al Corriere.

(05/12/2022 • 16:14)

(05/12/2022 • 15:29)

(05/12/2022 • 15:25)

Torino, anarchici in corteo per Alfredo Cospito: bombe carta | Chiesto l'ergastolo 

 

Il regime 41 bis - Alfredo Cospito è attualmente detenuto a Sassari al 41 bis e da più di un mese porta avanti uno sciopero della fame proprio contro questo regime carcerario. Ha perso oltre 20 chili e questo è il motivo che spinge gli anarchici a chiedere la sua scarcerazione. Cospito è stato condannato a 10 anni per aver gambizzato, dieci anni fa, Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare. 

 

 

Le richieste di condanna - Proprio a Torino si sta svolgendo l'udienza d'Appello nei confronti di Cospito: il procuratore generale Francesco Saluzzo, a conclusione della sua requisitoria, ha chiesto per lui l'ergastolo e dodici mesi di isolamento diurno per l'attentato alla scuola allievi dei carabinieri di Fossano (Cuneo), del 2006. Per la compagna di Cospito, Anna Beniamino Saluzzo la Procura ha chiesto 27 anni e un mese. I due imputati sono ritenuti gli ideologi della Federazione anarchica informale (Fai). La Corte d'Appello di Torino, deve rideterminare la pena a carico di entrambi, così come indicato dalla Cassazione. La sentenza potrebbe arrivare al termine dell'udienza di lunedì.

 

Per la Cassazione si tratta di strage politica - La Cassazione ha stabilito che Cospito, che sta seguendo l'udienza dal carcere di Sassari dov'è detenuto al 41 bis, e la compagna Anna Beniamino, in carcere a Rebibbia, debbano essere condannati per il reato di strage politica. Al centro del processo, ci sono i due ordigni esplosivi piazzati davanti alla Scuola Ufficiali di Fossano, nel Cuneese. L'agguato non ha provocato vittime, ma gli ordigni erano potenti e hanno messo a rischio la sicurezza dello Stato. Abbastanza perché la Cassazione decidesse di rinviare gli atti alla Corte d'Appello torinese per rideterminare le condanne inflitte a Cospito (20 anni) e a Beniamino (16 anni e 6 mesi) alla luce del movente politico dell'attentato.

 

La Corte rinvia gli atti alla Consulta - La Corte d'Assise d'Appello di Torino ha accolto alcune eccezioni della difesa degli anarchici Cospito e Beniamino, e ha deciso di rinviare alla Consulta la decisione sulla concessione o meno delle attenuanti. Cospito, se anche la Corte costituzionale accoglierà le eccezioni, non rischierebbe l'ergastolo ostativo, ma una condanna tra i 21 e 24 anni.

 

Ipotesi coinvolgimento nel caso Schlein - La pista anarchica che porta a Cospito è emersa anche nel corso delle indagini dopo l'attentato a Susanna Schlein, sorella della neo candidata alla segreteria del Pd, Elly, la cui auto è stata bruciata ad Atene in piena notte. Susanna Schlein è primo consigliere dell'ambasciata italiana in Grecia. Prorpio ad Atene erano comparse, sulle mura dell'ambasciata d'Italia, scritte a sostegno dello sciopero della fame che sta portando avanti Cospito. 

(05/12/2022 • 15:01)

(05/12/2022 • 14:34)

Silvia Salis, tassista le rifiuta il bancomat: "E' finita la pacchia delle banche" 

Un episodio increscioso che Silvia Salis ha reso pubblico su Instagram. La vicepresidente del Coni ha prima raccontato quanto le sia accaduto, osservando come l'uomo sia stato aggressivo verbalmente sentendosi legittimato. "E' un peccato che soggetti del genere screditino una categoria fondamentale per il nostro Paese, fatta di lavoratori onesti, esposti a turni stancanti e a grandi rischi", ha spiegato. "Sono i tassisti perbene, e non i clienti come me, i primi a essere danneggiati da questi episodi", ha concluso la Salis.

 

Pos e contanti: norma divisiva - L'innalzamento della soglia minima per il pagamento con Pos, contenuto nella Manovra del centrodestra, ha scatenato varie critiche dal mondo politico dell'opposizione, ma non solo. Se Salvini ha chiamato "rompiballe" chi richiede di pagare con il bancomat piccole spese, la Corte dei Conti ha giudicato non in linea con il Pnrr la nuova regola.

 

(05/12/2022 • 14:33)

L'appello di Massimiliano, malato di sclerosi multipla: "Aiutatemi a morire in Italia" 

 

La richiesta di aiuto - Un video in cui Massimiliano appare insieme al padre, chiede aiuto per poter morire nel suo letto spiegando la sua situazione. "Da 6 anni soffro di una sclerosi multipla che mi ha già paralizzato. Posso muovermi solo in sedia a rotelle con l'aiuto di qualcuno. Non sono più autonomo in niente, non posso più alzarmi dal letto o andare in bagno da solo. La malattia progredisce e peggiora giorno dopo giorno. Riesco ancora a muovere il braccio destro, ma mi sta abbandonando pure lui, non ha più presa", spiega.

 

Un corpo come una macchina rotta - Poi Massimiliano aggiunge: "Mi sento intrappolato in un corpo che non funziona più, una macchina rotta. Se non avessi paura del dolore, anche di una semplice puntura, avrei già provato a togliermi la vita più di un anno fa. Per questo vorrei essere aiutato a morire senza soffrire in Italia, ma non posso, perché non dipendo da trattamenti vitali. Sto pensando di andare in un altro Paese. Tutte le persone che mi vogliono bene rispettano questa scelta. I miei amici, le mie sorelle e anche mio padre. Fratelli di questa Italia, io non credo più in questo Stato. Se voi ci credete, fate qualcosa", ha spiegato.

 

Una richiesta di aiuto al giorno - Le richieste di aiuto in tema di fine vita arrivano ormai ogni giorno all'Associazione Luca Coscioni: i malati lo fanno via mail o tramite la infoline gratuita che offre informazioni ai cittadini sul testamento biologico, sulle cure palliative, sul suicidio assistito e sulle norme che regolano l'eutanasia. Come riporta l'Associazione Luca Coscioni, negli ultimi 12 mesi sono oltre 9.700 le persone che hanno chiesto informazioni sul fine vita. In particolare, più di 20 persone al mese (quasi una persona) hanno chiesto informazioni e il modulo per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia o contatti con le associazioni svizzere. 

 

Come funziona in Italia - Massimiliano non è "tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale", quindi, non rientra nei casi previsti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato\Dj Fabo per l'accesso al suicidio assistito in Italia. Nel nostro Paese, proprio grazie alla disobbedienza civile di Cappato per l'aiuto fornito a Fabiano Antoniani e quindi grazie alla sentenza 242 della Corte costituzionale che ha valore di legge, il suicidio assistito è possibile e legale quando la persona malata che ne fa richiesta è affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale (condizioni che devono essere verificate dal Sistema sanitario nazionale).

 

(05/12/2022 • 14:04)

(05/12/2022 • 13:00)

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Ultimo aggiornamento: 06/12/2022 &b000000TuesdayTuesday; 04:05